sequestro milionario per l’ex vescovo di trapani

Sequestro di beni per tre milioni di euro ai danni dell’ex vescovo di Trapani, Francesco Miccichè. Uomini delle sezioni di pg del corpo Forestale e della Finanza, coordinati dalla Procura del capoluogo, hanno sequestrato arredi sacri e argenteria nell’abitazione di Monreale del prelato e titoli di credito per cifre da capogiro. Miccichè è accusato di appropriazione indebita: si sarebbe appropriato di fondi derivanti dall’8 per mille.La casa del prelato era già stata “passata al setaccio”, lo scorso mese di febbraio. Nei giorni scorsi Micciché è stato protagonista di una “querelle” col vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero. L’ex vescovo di Trapani, infatti, lo ha accusato di diffamazione e violazione del segreto istruttorio e si è rivolto in Vaticano.Il provvedimento di sequestro è stato adottato nell’ambito di un’indagine per frode fiscale
e truffa ai danni dello Stato in cui risultano indagate 13 persone.
In particolare, è stato rilevato che una holding operante nel settore turistico-alberghiero era

ricorsa all’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti (oltre 20 milioni di euro) al fine
evadere le imposte e di ottenere finanziamenti pubblici non spettanti (fondo europeo
per lo sviluppo regionale) per oltre 6,5 milioni di euro che, in tal modo, sono stati distratti
allo sviluppo del territorio e della sana imprenditoria con evidente distorsione del
particolare settore economico di riferimento (lussuose sale ricevimento, ristoranti, piscine e
centri benessere).
I fatti di reato messi a nudo dall´indagine sono apparsi di straordinaria gravità sia alla
luce del lungo arco temporale nel quale sono stati commessi e reiterati, sia in ragione
dell´imponente quantità di risorse che gli autori della frode hanno sottratto alla fiscalità
generale e allo scopo al quale dovevano tendere.
Per tali ragioni è stato emesso un provvedimento di sequestro preventivo finalizzato:
– ad aggredire quei beni e disponibilità finanziarie illecitamente accumulate pari al valore
delle imposte evase e al valore degli illeciti finanziamenti percepiti (oltre 13 milioni di
euro);
– ad evitare un concreto pericolo di reiterazione e aggravamento del reato, sottraendo
l’intero compendio aziendale (per un valore di circa 87 milioni di euro) alla gestione
dei suoi amministratori.
In particolare i militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Trapani,
unitamente ai colleghi della aliquota Guardia di finanza della Sezione di Polizia giudiziaria
presso la Procura di Marsala. hanno sottoposto a sequestro, affidando il tutto ad un
amministratore giudiziario, i seguenti beni:
– le quote sociali e i compendi aziendali di quattro società di capitali operanti nei comuni
di Marsala e di Petrosino (244 terreni, 52 fabbricati, 13 automezzi e 24 conti
correnti) per un valore, come detto, di circa 87 milioni di euro;
Comando Provinciale Guardia di Finanza Trapani
– titoli e disponibilità finanziarie, riconducibili agli indagati, per circa 5 milioni di
euro;
– beni immobili e quote societarie, riconducibili agli indagati, per circa 8 milioni di
euro.
L’attività di polizia economico-finanziaria svolta evidenzia la capacità della Guardia di
finanza in sinergia con l’Autorità giudiziaria di contrastare, in maniera trasversale,
fenomeni della specie, che ostacolano la crescita e il libero funzionamento del mercato,
favorendo la leale concorrenza tra le imprese, il corretto impiego delle risorse pubbliche e
contrastando l’evasione fiscale.zhI8odP

I commenti sono chiusi.